Da Bergamo a Bologna in mancanza di una legge nazionale sul gioco d’azzardo

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Senza una normativa nazionale sull’azzardo, i Comuni vivono e legiferano nel caos. E se Bergamo è virtuoso, a Bologna si può giocare vicino alle scuole.

Fino a oggi l’assenza di un quadro normativo nazionale sul gioco d’azzardo – per questo siamo in trepidante attesa della Proposta rivista della Consulta Stato-Regioni – ha fatto in modo che ogni Comune provasse ad arginare il fenomeno dell’azzardo e della ludopatia in maniera autonoma. Sono oltre 500 i sindaci che hanno cominciato a regolamentare la materia, ognuno per il suo territorio, mediante ordinanze. Provvedimenti volti a rendere la scelta di gioco il più consapevole possibile. Ma senza un quadro comune, ogni passo avanti se ne fanno due indietro. I ricorsi sono, quindi, all’ordine del giorno. Una sentenza ogni 5 giorni, per la precisione.

A Bergamo sono incentivati gli esercizi “slot free” e il gioco viene limitato a determinate fasce orarie. Il sindaco di Minerbio, in provincia di Bologna, ha invece ritirato un’ordinanza anti slot-machine. I concittadini, per giocare, usavano spostarsi nei paesi limitrofi, perché privi di limitazioni. Questo significava perdere incassi, senza risolvere il problema. Il Tar a Bolzano, intanto, ha ribadito la legittimità di un’ordinanza comunale sulla distanza minima delle macchinette dalle scuole. Ma a Bologna, dopo due mesi, il Consiglio di Stato ha sconfessato il sindaco per lo stesso tipo di costrizione del gioco. 

La lotta più dura se la giocano le amministrazioni comunali e gli esercenti. E uno dei punti di maggiore discordia riguarda la distanza di sicurezza dalle macchinette. Ma come agire in presenza di 96mila punti di gioco?

Quando si parla di 500 metri di distanza da molti luoghi sensibili, in alcuni casi anche dai cimiteri, si rischia di creare una zona franca che in alcuni casi farebbe sparire completamente il gioco e, invece, la cosa più urgente per il governo e per la maggior parte degli enti locali è ridurre la tentazione, non spostarla. Magari con il rischio di incentivare l’illegalità.

Ma è un cane che si morde la coda, come ha sottolineato il sottosegretario all’Economia, con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta: «O si sceglie la linea delle distanze o si sceglie la riduzione dell’offerta di gioco. La loro somma ha come effetto togliere il gioco pubblico, con il rischio del ritorno dell’illegalità e del malaffare.»

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