Il confine tra ludico e patologico

confine tra ludico e patologico

La ricerca del professor Maurizio Fiasco fa luce in merito al labile confine tra ludico e patologico con una conclusione shock: «L’Italia non “aggancia” la “ripresa”, perché dissipa nell’azzardo una parte grande della domanda di beni e di servizi»

All’interno della ricerca L’impatto del gioco d’azzardo sulla domanda di beni e servizi e sulla sicurezza urbana il professor Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta Nazionale Antiusura, fa luce in merito al labile confine tra ludico e patologico: «A rigore, “la vincita in denaroè l’elemento centrale di motivazione al gioco d’azzardo. L’entità della vincita non va considerata esclusivamente in valore assoluto. Assume rilievo anche quando è percepita semplicemente come “molto” in raffronto alle possibilità di accesso al denaro da parte di chi gioca. Ad una signora anziana, che vive di modesta pensione, una vincita teorica possibile di 100 Euro è sufficiente per stimolare al gioco d’azzardo reiterato. Il boom dell’azzardo si è peraltro verificato in Italia, combinandosi con una lunga stagione di disoccupazione di massa, del boom delle ore di cassa integrazione, di continua espulsione di personale maturo dal mercato del lavoro, di difficile accesso per i giovani all’impiego.

Per osservare quanto l’abbassamento del reddito disponibile ricada sul volume dei consumi primari delle famiglie, occorre partire dal concetto elementare che tutti i giochi d’azzardo disponibili sul mercato hanno, per chi vi impiega una quota di sue risorse, un “rendimento” comunque inferiore ad 1. Ovvero, fatto 100 l’ammontare della spesa, sicuramente il valore del “rendimento“ scende in proporzione della percentuale trattenuta dall’Erario e dal concessionario. Per tale principio, la popolazione che gioca d’azzardo in modo costante (e che non necessariamente è composta esclusivamente di giocatori patologici o eccessivi), è destinata a ridurre (perché l’insieme di essa inevitabilmente perde) porzioni del suo reddito disponibile: per il “principio dell’attesa di guadagno negativa”. Pertanto, con la perdita, non è raro che scatti il meccanismo dell’inseguimento (chasing) con conseguente ampliamento della perdita stessa e rischio di innesco di gioco eccessivo (oltre le proprie possibilità), fino all’indebitamento. Per tale dinamica, che deriva dalla struttura specifica del gioco di alea con impiego di denaro, le aspettative di “guadagno” del singolo (codificate con gli algoritmi della progettazione di ogni modalità di azzardo presente sul mercato), sono rese possibili dalla condivisione, nell’insieme della popolazione che aderisce al gioco, di un’attesa di guadagno negativa. In sostanza, il singolo, puntando denaro, sottoscrive che l’intera comunità subisca una passività di risultato. L’Italia perciò non “aggancia” (come si suol affermare nella pubblicistica) la “ripresa”, perché dissipa nell’azzardo una parte grande della domanda di beni e di servizi».

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