Dalla street art a Paratissima per dire no all’azzardo

Marco Abrate, in arte Rebor, è uno degli artisti emergenti di Paratissima che partecipano a Ludocrazy

Quando hai 13 anni e vai in skate, la strada e i graffiti ti corrono incontro. Se poi hai una vocazione artistica, il gioco è fatto. La street art segna il tuo esordio nel mondo dell’arte. E anche un po’ nella vita. Marco Abrate, in arte Rebor, al secondo anno di grafica all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, realizza mostre personali, vende le sue opere, ha un buon seguito su Instagram e continua a studiare. Da Leonardo Da Vinci a Banksy. Rebor è uno dei giovani artisti, già vincitore del Premio Maurizio Collino a Paratissima, che ha risposto alla call di Ludocrazy. Anche lui vuole contribuire a non far impazzire definitivamente questo Paese per il gioco. Quello d’azzardo. Anche se di azzardi Rebor ne ha fatti parecchi: «I graffiti prima provati con la mia crew nelle fabbriche dismesse e poi regalati alla cittadinanza – mai imbrattando monumenti né edifici storici o istituzionali – a Pinerolo, Barcellona, Lione, Berlino… Volevo far immergere la gente in un mondo disneyano ricco di colore e capivo che ci ero riuscito quando le persone si fermavano a fotografare le mie creazioni».

Poi sei passato ai bagni dei musei…

Prima però ci sono state le incrostazioni nei muri.

Raccontaci.

Un giorno ero in giardino e, guardando una crepa nel muro, ho avuto l’idea di trasformarla in opera. Poi ho fatto tagliare il pezzo di muro e l’ho esposto a Paratissima, vincendo il premio Maurizio Collino.

Perché le incrostazioni?

Dovremmo chiamarle più correttamente “circa l’immagine”, comunque ho sentito, a un certo punto, il bisogno di raccontare la contemporaneità in modo diverso. Ho così abbandonato la street art e per un certo periodo mi sono dedicato ai poster controcanto di quelli pubblicitari. La pubblicità, infatti, oggi spesso osa di più dell’arte. Un paradosso. Io invece sono convinto che l’arte abbia una funzione politica, nel senso di racconto critico del contemporaneo. Per questo alla fine sono approdato alle incrostazioni che apparentemente sono qualcosa di brutto, di negativo, se vogliamo, in quanto preannunciano uno sgretolamento. Tuttavia io ci vedo qualcosa che va oltre il degrado e che può trasformarsi in qualcosa di bello. Una speranza dunque.

Ma i bagni dei musei quando sono arrivati?

Non molto tempo fa. Nella mia terza e attuale fase creativa. Quella circa l’immagine. Ho lasciato di nascosto alcune mie opere nei bagni di musei italiani, ma anche all’estero. D’altronde, ho pensato, pure i bagni fanno parte del museo, no? Queste performance sono girate online e così posso dire di aver esposto anche io, seppur in un modo diverso. Il video è stato addirittura pubblicato sul sito Street Art Lyon!

Anche per Ludocrazy punti sull’originalità?

Non posso svelare nulla. Anticipo solo che presenterò un poster di denuncia per puntare l’accento sulla società frammentaria e iperattiva, specchio della mia generazione. Abbiamo troppo e non sappiamo gestirlo, eppure se vogliamo fare qualcosa – studio, lavoro, arte – non abbiamo nessuna scusa per non farlo. Abbiamo gli strumenti e possiamo crearci le possibilità come mai prima di oggi. Se il mondo ci mette in primo piano le incrostazioni, non abbiamo scuse per guardare oltre, credere in noi stessi e agire.

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