Gioco d’azzardo. La Consulta Stato-Regioni sigla un nulla di fatto

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Il testo del Governo, per il riordino del settore del gioco d’azzardo, presentato alle Regioni in occasione della Consulta Stato-Regioni, non ha trovato il consenso delle associazioni noslots e degli Enti locali.

Sulla regolamentazione del gioco d’azzardo e sul fenomeno della ludopatia si registrano, negli anni, ripetuti interventi legislativi da parte del Parlamento.

Anche Regioni e Enti locali sono intervenuti in materia, dando origine a un complesso contenzioso con gli operatori del settore.

All’inizio di febbraio si è riunita la Consulta Stato-Regioni.

Fra i punti all’ordine del giorno è stato presentato il testo per il riordino del settore, a cui Governo e Autonomie lavorano da oltre un anno.

Il testo, previsto nella legge di stabilità del 2016, dovrebbe concretizzarsi in un decreto legislativo entro il 30 aprile.

Ad oggi, però, l’accordo sul gioco, tanto auspicato e quanto mai urgente, che deve essere siglato tra Stato, Regioni ed Enti locali, non ha trovato un’intesa.

La Proposta vuole: «Garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute». Il testo, infatti, riconosce il fallimento dovuto all’aumentata offerta di azzardo (definita sempre genericamente «gioco»), che ha provocato «una nuova emergenza sociale che ha indotto gli Enti locali, in assenza di un quadro regolatorio aggiornato, a scelte in generale riduttive».

Tanto che, di fronte a una tale minaccia sanitaria nonché piaga sociale, con un giro d’affari da 95 miliardi l’anno (il 4,4% del Pil nazionale), il Governo, pochi mesi fa, ha stanziato per le Regioni 50 milioni di euro, da destinare alla cura e alla prevenzione della dipendenza da gioco.

Come ha dichiarato il sottosegretario all’Economia, con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta:

«Il governo non farà mai un provvedimento di riordino del settore giochi senza il coinvolgimento degli enti locali, ma sono fiducioso che il rinvio richiesto servirà agli approfondimenti conclusivi. L’obiettivo di tutti resta l’intesa, perché la riforma è necessaria e urgente. Il valore della proposta sta nella riduzione evidente e misurabile dell’offerta di gioco (-30% parco macchine e -50% punti gioco). Ciò comporta un impatto positivo soprattutto nel contrasto e nella lotta al gioco d’azzardo patologico».

La replica del consigliere regionale Pd Serena Spinelli (Presidente dell’Osservatorio regionale sul fenomeno della dipendenza da gioco)

«Il testo del Governo per il riordino del settore del gioco d’azzardo presentato alle Regioni rappresenta uno schiaffo alla battaglia e agli interventi che gli Enti locali, in particolare le Regioni e i Comuni, insieme a tante organizzazioni di volontariato, hanno portato avanti negli ultimi anni. Per questo, condivido il rinvio del parere chiesto in Conferenza unificata Stato-Regioni e l’appello di molte associazioni impegnate nel contrasto alla dipendenza da gioco d’azzardo a esprimersi contrariamente a questa proposta d’intesa. Il documento mette nero su bianco il fatto che l’azzardo sia una ‘nuova emergenza sociale’, ma nonostante questo si limita a introdurre alcuni vincoli e obblighi formativi per gli operatori. Solo indicazioni generiche però, che non nascondono la sostanziale ipocrisia della proposta, perfino nel nominare sempre e solamente ‘gioco’ quello che in realtà si chiama gioco d’azzardo, e che di gioco non ha un bel niente. L’idea di introdurre una nuova classificazione di sale, che non sarebbero più tenute a rispettare le distanze minime dai luoghi sensibili delle nostre città, le scuole, i centri sociali, i luoghi di culto e di aggregazione sociale, è una contraddizione delle norme approvate in Toscana e in molte altre Regioni. E inoltre, con questa nuova classificazione, le slot non potranno neppure essere oggetto di limitazioni in caso di ordinanze restrittive da parte dei Comuni».

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