Fare il gioco di chi? Quando la matematica salva dall’azzardo

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Intervista a Diego Rizzuto, fondatore di Taxi1729, società di divulgazione scientifica impegnata a dimostrare la frode del gioco d’azzardo, che ci spiega come “fare il nostro gioco”

Taxi1729 è una società di divulgazione scientifica nata nel 2009 per comunicare in merito alla probabilità e che, per caso, si è ritrovata faccia a faccia con il gioco d’azzardo.

Ogni giorno viene contattata da diverse realtà che si battono contro la piaga del GAP (Gioco D’Azzardo Patologico), più conosciuto come ludopatia. Perché la probabilità, la statistica, il calcolo matematico sono armi incontrovertibili per dimostrare la frode che, opportunamente studiata da professionisti della comunicazione e della psicologia, si cela dietro ogni tipo di gioco a premi.

Fra queste realtà c’è anche Fondazione Adventum che ha invitato uno dei suoi fondatori, Diego Rizzuto, a relazionare in occasione del convegno di domenica 23 aprile durante la tappa milanese del tour Solo Se Puoi. Il titolo dell’intervento di Rizzuto, che si racconta in questa intervista esclusiva, è significativo: “Fate il nostro gioco. Talk sulla matematica del gioco d’azzardo.”

  • Il gioco in Italia è un tema scomodo e molto caldo, per gli effetti collaterali che genera. Eppure viene trattato in modo tiepido, come fosse un piatto freddo. Perché tu e Paolo Canova (cofondatore di Taxi1729) avete deciso di intraprendere questa strada in salita?

All’inizio abbiamo usato il gioco come strumento per spiegare la probabilità e a quel punto siamo stati contattati da alcune realtà in prima linea nella battaglia no slot. Così anche noi ci siamo impegnati, raccontando di matematica, probabilità e statistica, che è il nostro core, in quella che è diventata una campagna permanente di promozione della salute pubblica.

  • Quali sono le difficoltà che incontrate?

Noi vediamo la parte bella di questo mondo, ossia chi lo combatte. Abbiamo a che fare con le persone sensibilizzate, interessate alla divulgazione “sana”, quella supportata dai numeri.

  • L’emergenza principale che riscontrate?

Riguarda i ragazzi. Ci siamo resi conto che parte del danno viene fatta a causa di una mancanza di educazione. Il nemico è molto grande e i giovani sono le prede più facili e fragili. Per questo è molto importante far sentire la propria voce. La comunicazione è davvero un’arma imprescindibile. Quella del nemico è molto efficace: fa leva sull’istinto e sulla curiosità, promettendo emozioni forti. Tutti elementi di facile appiglio per i giovani, soprattutto per gli adolescenti.

  • Come è la vostra comunicazione?

Abbiamo capito che si doveva fare una contro-pubblicità che non doveva essere “secchiona”, noiosa e che non doveva dire cosa fare e cosa non fare. Dire a un ragazzo: non giocare perché fa male, non serve, anzi può avere l’effetto contrario. Quindi facciamo leva sul portafoglio, dimostrando, numeri alla mano, quanto perdi ogni volta che giochi e che la vincita è una chimera. Apriamo metaforicamente la slot machine e ti mostriamo l’ingranaggio che ti frega. E tutto in chiave leggera e ironica. Sdrammatizziamo, mettendo a nudo il dramma della frode. Ma questo lavoro va fatto molto presto, abbiamo infatti progetti per le scuole medie e vorremmo coinvolgere anche le elementari.

  • Dal vostro punto di vista cosa servirebbe per cambiare davvero le cose?

Si dovrebbero colmare due buchi. Il primo è quello legislativo. Faccio un solo esempio che dà la misura di quanto in Italia sia difficile intervenire in modo efficace da un punto di vista normativo. Sul retro dei biglietti del Gratta&Vinci non c’è l’informazione sulla probabilità di vincita che sarebbe come la controindicazione per un medicinale. Nel 2012 Balduzzi aveva proposto un decreto di legge in merito che venne approvato, a patto che nel retro dei biglietti ci sia lo spazio per scrivere la controindicazione! Paradossale!

  • Il secondo buco?

Culturale. Manca la cultura del rischio e della probabilità che dovrebbe iniziare a scuola dove invece non si studiano né statistica né probabilità. Questo causa un deficit diffuso di consapevolezza, dovuto alla non conoscenza.

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