I numeri di Avviso Pubblico

La giornalista Giulia Migneco, coautrice del report Lose For Life, fa per noi un’analisi approfondita della situazione azzardo in Italia, il Paese più gambling addicted in Europa

«Qualche settimana fa abbiamo pubblicato dei dati che mettono a confronto quelli reali del 2016 e quelli (in proiezione) del 2017. Dai dati emerge un aumento della Spesa inferiore all’1%, ma che desta preoccupazione. Non tanto per l’aumento in sé, ma per ciò che ne consegue: le iniziative degli Enti locali, le campagne di sensibilizzazione condotte con le associazioni, la crescente attenzione sul tema registrata negli ultimi anni, pur arginando gli effetti dell’enorme diffusione del gioco d’azzardo, fatica a far passare su tutto il territorio nazionale il messaggio relativo ai pericoli e alle ricadute sociali, sanitarie ed economiche del fenomeno» ci spiega la giornalista Giulia Migneco, coautrice di Lose For Life il libro che fotografa la situazione del gioco d’azzardo nel nostro Paese e che illustra, attraverso il contributo di esperti, magistrati, sociologi, psicologi, giornalisti, il percorso che ha condotto l’Italia a diventare la nazione più gambling addicted d’Europa. Il report fa parte dell’omonimo progetto culturale di Avviso Pubblico, realizzato in collaborazione con Altreconomia e il Master in “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa.

Per quale motivo ha deciso di occuparsi di questo argomento scomodo e solo da poco diventato d’attualità?
Come responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione di Avviso Pubblico – associazione nazionale di Enti locali e Regioni nata nel 1996 con l’intento di collegare e organizzare gli amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica e della cittadinanza responsabile, per prevenire e contrastare le mafie e la corruzione – mi occupo da anni di questa tematica. Questo perché Regioni e Comuni sono stati i primi ad essere investiti dal problema e ad essersi dovuti misurare direttamente e quotidianamente con la faccia problematica del gioco d’azzardo per arginare un fenomeno che allo Stato è pericolosamente sfuggito di mano. Da anni quindi la nostra associazione raccoglie quelle che chiamiamo “buone prassi amministrative”, ovvero leggi, regolamenti, ordinanze e iniziative di sensibilizzazione adottate dagli Enti locali per limitare il gioco patologico. Questo lavoro ci ha resi un punto di riferimento per tutte quelle amministrazioni comunali che, pur volendo intervenire sul problema, non sapevano da dove iniziare e quali fossero gli strumenti più efficaci da utilizzare. Attraverso la pubblicazione del libro Lose for Life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo abbiamo quindi provato a dare agli Enti locali uno strumento utile e concreto che li aiuti a capire il fenomeno e soprattutto cosa fare per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo legale e illegale sul loro territorio

Ci sono dati aggiornati ai 2017?
Sì, lo scorso 2 marzo, presso la sede della Luiss abbiamo presentato uno studio che è stato anche pubblicato sul sito de L’Espresso, realizzato a partire dai dati della spesa sul gioco d’azzardo in Italia, pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli lo scorso 4 gennaio. Tali dati, per la prima volta censiti e resi pubblici per gli oltre 8.000 Comuni italiani, consentono di tracciare una più accurata mappatura territoriale dell’overdose da gioco che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni.

  • 15 miliardi e 800 milioni di euro in 18 mesi. A tanto ammonta la spesa complessiva delle due principali tipologie di gioco lecito in Italia dal 1°gennaio 2016 al 30 giugno 2017. La spesa corrisponde al totale delle somme giocate – indicato con il termine Raccolta – sottratte le vincite. Le due tipologie di gioco rappresentano oltre la metà della Raccolta in Italia (49,4 mld su un totale di 96,1 mld registrati in Italia nel 2016).
  • 420 euro a testa. La Spesa pro-capite annuale calcolata sulla popolazione attiva nel gioco d’azzardo – si stima che un maggiorenne su due giochi almeno una volta nel singolo anno, per un totale di 25 milioni di persone – per giocatori occasionali, abituali e patologici, arriva a toccare la quota di 419,44 euro.

A partire dai dati forniti dall’Agenzia dei Monopoli, come Avviso Pubblico abbiamo stilato alcune classifiche, per provincia e per Comuni capoluogo, della Spesa pro-capite in AWP e VLT.

  • Le Province.
 Unendo i dati a disposizione – 2016 e primo semestre del 2017 – la classifica delle Province vede nettamente in testa Prato (749,22 euro pro-capite). Seguita da Rovigo (508,93), Sondrio (481,15) e Olbia-Tempio (479,99).
  • I Comuni capoluogo.
Tra i Comuni capoluogo si conferma la presenza delle città di Prato e Olbia, ma al terzo posto si issa Bolzano (solo al 53°posto come provincia), seguita da Piacenza, Rovigo, Sondrio, Frosinone e Alessandria. Ad eccezione di Frosinone, il cui territorio provinciale è oltre la 40esima posizione in termini di Spesa pro-capite, sono tutti capoluoghi di province posizionate tra le prime 15 della relativa classifica (qui lo studio realizzato: http://www.avvisopubblico.it/home/gioco-dazzardo-un-miliardo-al-mese-perso-in-slot-machine-e-videolottery-le-classifiche-della-spesa-per-province-e-comuni-capoluogo/).

Ci sarà una puntata numero due del report Lose for Life?
Ancora non lo sappiamo. Sicuramente come Avviso Pubblico continueremo la quotidiana opera di monitoraggio del fenomeno fin qui svolta, attraverso la raccolta di documenti, dati e buone pratiche amministrative messe in atto dagli Enti locali, anche alla luce del recente accordo raggiunto in Conferenza Unificata Stato-Regioni sulla legge nazionale di riordino del settore. Continueremo inoltre a informare e formare la cittadinanza sui pericoli della diffusione del gioco lecito e illecito, a promuovere una prevenzione efficace e concreta sia contro il gioco d’azzardo patologico sia contro le infiltrazioni mafiose e del crimine organizzato sui territori e in questo comparto economico, ma anche a mettere in luce lo scenario preoccupante che emerge dai nuovi dati relativi al 1° semestre del 2017.

Conosce o ha conosciuto personalmente qualcuno affetto da GAP? Se sì, cosa ci puoi dire in merito?
Ho conosciuto diversi giocatori patologici durante la fase di stesura del libro. Quello che posso dire è che come tutte le altre dipendenze, il problema della dipendenza dal gioco d’azzardo è lunga, difficile da risolvere. Tra l’altro un giocatore non è come un ubriaco o come un drogato, che sbanda, biascica… Un giocatore sembra una persona normale: simula, è un grande attore. E quindi anche i familiari nella maggior parte dei casi si accorgono troppo tardi del suo problema. Come nell’intervista che raccontiamo nel nostro libro generalmente si smette veramente solo quando non si ha più nulla da giocare.

Cosa fare subito a livello istituzionale per arginare il problema?
Nel corso degli ultimi anni, soprattutto per merito di Regioni ed Enti locali, si è cercato di invertire la tendenza alla crescita esponenziale dell’offerta e della domanda di gioco d’azzardo attraverso l’adozione di una serie di misure volte a contrastare il gioco d’azzardo patologico. Tali provvedimenti (regole più stringenti sulla collocazione dei punti vendita, sugli orari, sulle caratteristiche dei locali, etc) sono state di norma considerati legittimi dalla Corte costituzionale e dai giudici amministrativi in quanto volti a tutelare la salute dei cittadini ed in particolare delle categorie più deboli (minori, anziani etc). La diversità delle normative esistenti ha spinto però il Parlamento (legge di stabilità 2016) ad affidare alla Conferenza unificata Stato autonomie locali il compito di individuare regole valide per tutto il territorio nazionale. L’accordo, faticosamente raggiunto nel settembre 2017, non ha però risolto affatto il contenzioso esistente. Il Governo punta a far rispettare la prima parte dell’Intesa che fissa il numero massimo delle apparecchiature e degli esercizi commerciali dove si pratica il gioco d’azzardo, da ripartire tra tutte le regioni; alcune regioni e province autonome (ad esempio Piemonte, Emilia Romagna e Alto Adige) chiedono però il rispetto anche della seconda parte dell’Intesa, che garantisce alle regioni la possibilità di adottare politiche più restrittive incidendo anche sulle licenze già esistenti, come previsto dalle rispettive leggi. In assenza di un nuovo accordo di carattere politico, la soluzione sarà affidata nuovamente alla Corte costituzionale e ai giudici amministrativi.
Serve dunque una rigorosa legge di regolamentazione del settore del gioco d’azzardo. Una normativa che, finalmente, metta ordine nel caos in cui il settore è cresciuto, permettendo così di intervenire sui tanti problemi che una diffusione incontrollata dell’azzardo ha provocato nel nostro paese. In primis, dipendenze più o meno gravi, separazioni e divorzi, ricorso all’usura, massicce infiltrazioni mafiose. Servono inoltre politiche di controllo, politiche di misura di valutazione dei danni creati, politiche di limitazione e di attenzione a tutte queste problematicità e di informazione del consumatore. E poi bisogna abolire del tutto la pubblicità, come chiediamo ormai da anni.

Infine cosa può fare ognuno di noi?
Informarsi e informare gli altri sui pericoli del gioco d’azzardo, sperimentare altri giochi e spronare gli altri a fare lo stesso. Mi chiedo, è possibile che non ci sappiamo più divertire veramente? È possibile che ci siamo allontanati dai giochi di mero intrattenimento per dedicare il nostro tempo al gioco d’azzardo? Al momento è ciò che è accaduto, ma possiamo sempre tornare a “giocare” veramente, e tornare a utilizzare i giochi a sfondo culturale e mentale che son sempre piaciuti agli italiani.

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