Il giornalista Claudio Arrigoni giurato di #iogiocodavvero

«Attraverso realtà, come le associazioni sportive, che sono direttamente in contatto con la società in tutti i suoi ambiti, senza divisioni culturali, politiche e religiose, si possono coinvolgere sempre più persone nella sensibilizzazione sull’azzardo»

Claudio Arrigoni, giornalista della Gazzetta dello Sport e collaboratore del Corriere della Sera e della RAI, di ritorno dalle ultime Paralimpiadi è un professionista sensibile alle tematiche sociali, tanto da accettare di far parte della giuria di #iogiocodavvero perché «il GAP è una dipendenza subdola che può colpire tutti ed è molto difficile da superare. Soprattutto i giovani vanno presi in tempo. Personalmente ho visto famiglie completamente rovinate dal gioco. Anni di sacrifici sfumati in poco tempo, anche nel modo più banale, magari quello che non ti aspetti, come le 4 puntate che diventano 20, poi 50, poi 100.. e poi tu diventi fuori controllo».

Ritiene che la società civile possa essere realmente il punto di partenza del cambiamento?
Sì, perché ogni cambiamento sociale è figlio di un cambiamento culturale. L’unico modo è un lavoro dal basso. Certamente servono leggi e regole precise, ma le istituzioni da sole non portano a mutamenti culturali. Ci vogliono le persone che ci credono e che si muovono.

Siamo pronti per questo cambiamento?
Sì! E abbiamo anche gli strumenti. Per esempio, nel caso delle persone con disabilità di cui spesso mi occupo, attraverso l’arte e lo sport nel corso degli ultimi anni è avvenuto un cambiamento della percezione della disabilità stessa. Certo, ci sono voluti lunghi e faticosi anni di lavoro e di impegno, ma oggi ci sono le Paralimpiadi e grandi artisti con disabilità, per fare due esempi. Oggi possiamo finalmente dire che è nata una nuova cultura: quella della abilità!

In particolare in merito al progetto #iogiocodavvero cosa ritiene possa essere significativo per un reale cambiamento?
Trovo il progetto davvero interessante in quanto coinvolge direttamente le associazioni sportive, ossia quelle realtà che sul territorio sono a diretto contatto con un’utenza che proviene da tutti i ceti sociali. Conoscono dunque e incontrano ogni sfaccettatura che riguarda i giovani e che tocca diverse tipologie di disagio, ma anche possibilità di riscatto. Senza divisioni culturali, politiche e religiose.

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