Il vero indotto dell’azzardo il Italia

indotto

Calo della produttività sul lavoro, usura, peggioramento dello stato di salute, indebitamento, aumento della criminalità. Questo il vero indotto dell’azzardo in Italia da cui ci guadagnano solo le multinazionali del settore (tanto) e lo Stato (poco)

C’è chi dice 95 e chi 96. Sono i miliardi di euro spesi nel 2016 dagli Italiani nel gioco. Significa 260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo, 1.583 euro a testa, per ogni italiano, più o meno il 4,4% del Pil italiano.

Più del doppio di quanto le famiglie italiane spendano ogni anno tra tasse, rette, lezioni private trasporto scolastico. Più di quanto – il 4,1% del prodotto interno lordo – lo Stato spenda ogni anno per l’istruzione. Poco meno del crollo degli investimenti in Italia tra il 2007 e il 2015, pari a 109 miliardi di euro. Non molto di meno dei 129 miliardi all’anno che spendiamo, noi tutti 60 milioni di italiani, per mangiare.

Numeri da record, che surclassano gli 88 miliardi del 2015 (+7%) – nemmeno il Pil cinese cresce a questa velocità – e doppiano i 47,5 miliardi del 2008. Un extragettito per le casse dello Stato alimentato soprattutto da giovani adulti con prole e con stipendi bassi. Una cifra che ha pochi eguali al mondo. Gran parte della quale finisce in una delle 380.000 slot machine disseminate in 96.000 luoghi dedicati cui si aggiungono 65.000 rivendite di lotterie istantanee e simili presenti in 7.998 comuni (una circa per ogni 143 abitanti). Per dare un’idea della dimensione azzardata del fenomeno italiano, in tutti gli Stati Uniti ce ne sono circa 800.000.

Come ben racconta l’inchiesta sull’azzardo del settimanale Vita, di questi 96 miliardi giocati nel 2016 77 miliardi costituiscono le vincite, mentre 19 miliardi rappresentano la spesa netta dei giocatori; di questi 19 miliardi 9 sono di imposte e 10 i ricavi delle aziende. Oltre 25 milioni il fatturato delle newslot seguito dagli oltre 20 milioni delle Vtl, mentre Gratta&Vinci e Lotto non raggiungono il milione.

Infatti l’azzardo è un ottimo affare per le multinazionali che gestiscono il settore e che hanno visto crescere i loro profitti tra il 2005 e il 2016 del 330%, mentre le entrate erariali soltanto del 30%. Non a caso la Procura nazionale antimafia ha stimato i costi sociali e sanitari e giudiziari del gioco in 30 miliardi di euro dovuti a calo della produttività sul lavoro, usura, peggioramento dello stato di salute, indebitamento, aumento della criminalità.

Si dirà che almeno è un settore che dà lavoro. Infatti 30.000 sono gli addetti diretti dell’industria dell’azzardo legale a cui si aggiungono gli esercenti, arrivando così a 140.000 persone impiegate. Eppure la Consulta nazionale delle fondazioni e associazioni antiusura ha calcolato che il settore dell’azzardo complessivamente non ha prodotto posti di lavoro, ma, drenando dall’economia reale circa 20 miliardi di euro negli ultimi anni, ha piuttosto impedito la creazione di 115.000 nuovi posti di lavoro: 90.000 nel commercio e servizi e circa 25.000 nell’industria.

Ma non è finita, perché il vero ‘indotto’ è quello originato dal GAP (Gioco D’Azzardo Patologico): 800.000 la stima dei giocatori patologici, 1,7 milioni di giocatori a rischio e 12.376 pazienti affetti da GAP in trattamento nel 2015.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *