Indebitamento patologico e credito illegale nella crisi attuale

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Il sociologo e consulente della Consulta Nazionale Antiusura, Maurizio Fiasco, tratteggia le linee dello scenario di indebitamento e usura che affliggono il nostro Paese. Numeri che raccontano in modo completo e attendibile l’emergenza sociale

Sociologo e consulente della Consulta Nazionale Antiusura, insignito dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il suo lavoro e l’impegno profuso in merito alla lotta all’usura, il professor Maurizio Fiasco è solidale alla campagna SOLO SE PUOI, contribuendo con questa intervista a dare un quadro, completo e attendibile, in merito all’emergenza sociale ed economica dell’indebitamento e dell’usura, di cui il gioco d’azzardo rappresenta una delle cause e, al contempo, derive più drammatiche.

«Reperire i dati diventa di anno in anno più difficile» ci spiega il professor Fiasco che in questo contesto di “embargo” lavora incessantemente per delineare, attraverso i numeri, lo scenario dell’indebitamento, dell’usura e del gioco d’azzardo. Frutto del suo lavoro è il rapporto Indebitamento patologico e credito illegale nella crisi attuale redatto per la Camera di Commercio di Roma. Datato 2013, il rapporto, nelle sue conclusioni e linee di tratteggio dello scenario, è ancora attuale: «Il cambiamento più rilevante in questi ultimi anni – spiega il professor Fiasco – è stato il peggioramento della vulnerabilità della famiglia e dei ceti medi professionali di cui si registra un impauperimento». Lo studio del professor Fiasco si basa sull’osservazione di una complessa serie di indicatori economici, sociali, criminologici e finanziari, che, adeguatamente combinati, forniscono un’immagine della congiuntura economico-sociale dell’Italia.

I dati che emergono dicono di «un generale arretramento dei punteggi relativi a tutte le province, il dualismo Nord – Sud, con la presenza nelle ultime posizioni di province del Sud Italia, specialmente Campania e Sicilia. In particolare con gli ultimi dati disponibili nel 2012, l’area del basso rischio si è contratta fino a comprendere, nel cluster delle prime 25 province, una popolazione di 11 milioni e 275 mila unità (che comprende il 18% degli italiani). Rispetto alla precedente rilevazione del 2010 In altri termini, il territorio economico meno esposto è diminuito e, conseguentemente, la concentrazione di abitanti è scesa di poco meno di 9 punti percentuali (del peso sul totale Italia). I territori del versante nord orientale del Paese hanno mantenuto le loro posizioni (riduzione di 6 punti), mentre quelli nord occidentali sono risultati meno “virtuosi” che nella precedente rileva- zione (la popolazione a basso rischio di usura è scesa quasi del 60%). Altrettanto vistosa la retrocessione delle province emiliane (meno 56%). Identico il quadro in Toscana. Quel che si nota, in ogni caso, è l’appiattimento tra le varie province, come, per esempio, nel nord-est, mentre il rischio insicurezza mostra due aree di concentrazione: nel mezzogiorno (soprattutto Campania e Calabria) e nel nord ovest, con particolare incidenza nelle province di confine».

Inoltre alcuni dati esprimono in modo il ripresentarsi di un fenomeno strutturale di usura alle imprese: «Si tratta, in primo luogo, degli indicatori relativi all’andamento anomalo dei crediti in sofferenza – passati da circa 155 miliardi di euro a oltre 292 miliardi nell’arco di 48 mesi (dal 2010 al 2012) – e di quelli che illustrano quante imprese cessano l’attività con procedura di fallimento (sono arrivate a segnare la percentuale nazionale di 34,2 punti su scala nazionale e di ben 66 nel caso di Roma). Tra il 2009 e il 2012 il volume delle sofferenze è aumentato su scala nazionale dell’88,79% e il numero dei soggetti d’impresa di 46,45 punti (passando da 1.561.950 a 2.287.508 alla fine del 2012). Le sofferenze sono, per la quasi totalità della massa, riferibili ai crediti concessi alle “imprese strutturate”. L’importo medio è di 75.600 euro, mentre per le “microimprese familiari” è di 3.253 euro, e sul volume complessivo di quanto risultava a fine 2012, le “imprese strutturate” contribuivano per il 93,6% al totale delle passività accumulate dalle banche. Se ne ricava che il problema reale non è rappresentato dai 3 milioni e 338 mila di piccolissime aziende (peraltro soggette a drastico raziona- mento del credito in 56 province sulle 103 considerate), ma dai circa 2 milioni di imprese strutturate, anch’esse in condizioni di forte esclusione dal credito in almeno 60 province del Paese».

Al quadro si aggiunge la criticità del gioco d’azzardo, continua Fiasco: «La quota di reddito pro capite impiegato nelle province per consumo di gioco d’azzardo è un indicatore altamente significativo per ponderare l’esposizione all’indebitamento patologico e al rischio di usura».

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