La dea bendata

la dea bendata

«Come la cultura dell’azzardo rovina gli individui, così rischia di fare sui mercati finanziari dove si combattono oggi le guerre stellari del trading ad alta frequenza a colpi di algoritmi neurali». Interessante la prefazione di Leonardo Becchetti, Ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, La dea bendata pubblicazione dei Quaderni della Fondazione Tertio Millennio Onlus scritto da Marco Dari Mattiacci, giornalista e collaboratore della rivista mensile Credito Cooperativo.

Pubblicato nel 2015 La de bendata rappresenta ancora oggi un rapporto fondamentale per comprendere le dinamiche dell’azzardo e l’emergenza GAP, così da poter sensibilizzare al meglio.

Ecco dunque uno stralcio molto interessante su cui riflettere e da condividere: «L’azzardo che sta inquinando la finanza produce così fibrillazioni sempre più forti dei mercati finanziari con reazioni di sempre maggiore volatilità a notizie e shock. Tutto questo aumenta l’esigenza di proteggersi dai rischi e dai costi di assicurazione da parte di tutti gli intermediari di- stogliendo sempre più risorse dal sostegno e servizio all’economia reale. E allo stesso modo nella vita comune quella stessa cultura della fortuna al gioco produce notizie pittoresche ma sempre tristi di coppie di sposi che sostituiscono la tradizionale lista di nozze con la richiesta di finanziare l’acquisto di “Gratta e Vinci”, rifacendosi diretta- mente a quell’idea sbagliata di “fortuna” della vita di cui sopra.

Ma la vera questione è che, nel valutare la piaga del gioco d’azzardo, non possiamo accettare un approccio riduzionista nella definizione di cosa sia il valore per l’economia e per la società. Il paradigma dell’economia civile ricorda sempre che il valore non è il PIL ma è lo stock dei beni spirituali, relazionali, culturali, economici di cui una comunità può godere sul territorio. Da questo punto di vista il saldo della piaga dell’azzardo, quando passiamo dal PIL al benessere o al senso e alla soddisfazione di vita, diventa largamente negativo. Quello di cui abbiamo bisogno al momento in cui si scrive è proprio un’accurata valutazione costi-benefici, prima in termini strettamente economici (entrate fiscali) e poi in termini di benessere del “contributo” dell’azzardo per smontare la presunzione della sua indispensabilità per la nostra felicità».

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