L’azzardo dall’altra parte dell’Oceano. Il gran casìno di Trump

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A Trump non piacciono le restrizioni di legge che limitano la pratica dell’azzardo e l’apertura di casinò. L’industria del gioco dall’altra parte dell’Oceano ne è entusiasta.

Dall’altra parte dell’Oceano l’industria del gioco registra un fatturato di 240 miliardi di dollari, supporta 1,7 milioni di posti di lavoro, genera entrate fiscali per 38 miliardi di dollari ed è un partner delle comunità locali in 40 Stati. L’elezione di Donald Trump a 45esimo presidente degli Stati Uniti è stata accolta molto positivamente dagli operatori di casinò, sicuri che il magnate risolleverà l’industria del gaming.

L’American Gaming Association (AGA) ha, infatti, dichiarato: «L’Amministrazione Trump sarà caratterizzata da agenzie federali più morbide nei confronti della nostra industria rispetto a quanto è stato nel corso degli ultimi otto anni». Tanto che Geoff Freeman, presidente e Ceo dell’AGA dice: «Non vediamo l’ora di lavorare con l’Amministrazione Trump e con il Congresso su una serie di criticità, che vanno dalle scommesse sportive al gioco d’azzardo illegale, per proseguire la riforma della tassazione e l’immigrazione. L’industria del gioco non è mai stata più unita e meglio posizionata, per sostenere politiche che promuovano la crescita e il reinvestimento».

Non c’è da stupirsi. Donald Trump deve parte della sua fortuna all’industria dell’azzardo. Anche se non sempre gli è andata bene. Come possiamo, per esempio leggere sulle pagine del Washington Post.

Interessante la voce di opposizione più forte che si registra negli USA. Quella del leader evangelico Russell Moore, capo della Southern Baptist Ethics & Religious Liberty Commission, che ha apostrofato Trump come distruttore di legami e di famiglie, in particolare proprio per il suo coinvolgimento nel business dell’azzardo.

God bless America!

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