L’economica dell’azzardo: un modello di business a tre stadi

economia dell'azzardo

La ricerca del professor Maurizio Fiasco fa un interessante approfondimento sull’economia dell’azzardo

All’interno della ricerca L’impatto del gioco d’azzardo sulla domanda di beni e servizi e sulla sicurezza urbana del professor Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta Nazionale Antiusura, si trova un interessante approfondimento sull’economia dell’azzardo, fondata su un modello di business a tre stadi.

«La progressione dell’economia dell’azzardo autorizzato si combina con la crisi di redditività delle tradizionali strutture organizzate dei quattro casinò (Cam- pione, Saint Vincent, Sanremo, Venezia-Mestre) e con il declino irreversibile dei vecchi e storici giochi a totalizzatore (Totocalcio, Totip e simili). Anche le lotterie nazionali – collegate a eventi rituali e spettacoli televisivi – tendono a scomparire. L’ultracentenario gioco del Lotto subisce una contrazione, nonostante le varianti “istantanee”, via computer e con il telefono mobile. A ridimensionarsi fortemente sono, dunque, proprio le tipologie di gioco che assicurano all’Erario la percentuale di ricavato più consistente. La situazione si presenta con un business a tre stadi:

  1. indirizzato ai consumatori finali, cioè a trenta milioni di persone che spendono, ovviamente, con un indice di concentrazione che varia da profilo a profilo socio-culturale;
  2. costruito sui gestori, con una sorta di multilevel marketing o di vendita al venditore;
  3. prospettato ai risparmiatori, con l’offerta di prodotti finanziari derivati da alcune forme di gioco di massa.»

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