Rapporto tra legale e illegale nel gioco

legale e illegale nel gioco

All’interno della sua ricerca, il professor Maurizio Fiasco analizza la relazione cruciale tra legale ed illegale

All’interno della ricerca L’impatto del gioco d’azzardo sulla domanda di beni e servizi e sulla sicurezza urbana del professor Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta Nazionale Antiusura, si analizza una considerazione cruciale sul tema del gioco d’azzardo. La relazione tra legale ed illegale, tra criticità e contraddizioni «Con la “legalizzazione” delle slot-machine si è riprodotto quell’effetto di incorporamento del legale nell’illegale che avviene quando il modello di business non è corredato da un’effettiva capacità regolativa dello Stato. Cosi l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, che evoca un ruolo di “timoniere”, raffigurato nel suo logo, è sempre meno riuscita a controllare un’attività tanto capillare e parcellizzata. Non sorprende che si siano aperti dei varchi ai trust dell’illegalità, sia sotto forma di lobby corruttrici, che sotto forma diretta di criminalità organizzata».

Occorre poi ricordare che «l’offerta pubblica di gioco d’azzardo concepita in Italia è incentrata sulla prevalenza di giochi di facile accesso (per intendersi, le slot-machine degli esercizi pubblici o le sale da gioco “di quartiere”), invece che strutture con accesso regolamentato in modo più accurato (per esempio, i tradizionali casinò d’élite, e perciò a soglia più alta di partecipazione). Proprio l’offerta “popolare” richiede di esternalizzarne la gestione, per generare un consumo a base amplissima, con la conseguenza di dover attivare un marketing dedicato, e quindi una spesa elevata in campagne promozionali».

Quanto ai riflessi dell’economia dei giochi sulla “questione criminale”, si legge nella ricerca:

  • la capillarità, la molteplicità, la varietà dei punti di contatto tra giocatori e strutture tecniche di gioco pubblico hanno raggiunto una tale incorporazione nel tessuto della società che neanche il più totalitario Stato di polizia (pur violando il diritto dei cittadini alla privacy) sarebbe in grado di esercitare un sufficiente controllo delle illegalità, né di tipo amministrativo, né di pubblica sicurezza;
  • è più profittevole ricavare poco dai molti, che incassare molto dai pochi: questo principio-guida del modello di business ha spostato il cuore dell’attenzione malavitosa ai profitti provenienti dal gioco svolto con modalità elitarie (bische clandestine, allibramento parallelo delle scommesse), alla regolazione sul territorio dello svolgimento delle attività formalmente legali. Questo avviene sia direttamente (accaparramento di parecchie migliaia di licenze per slot-machine e punti di raccolta delle scommesse, di corner per il gioco on line nei bar, nei corridoi della metropolitana, eccetera), sia indirettamente (imposizione della protezione estorsiva a migliaia di gestori nelle province del sud dell’Italia, bilanciando l’estorsione con la garanzia per il soccombente di non ricevere “danni collaterali” nella strada su cui si affaccia il locale);
  • si diffonde la manipolazione delle procedure amministrative per il rilascio delle autorizzazioni attraverso la corruzione di pubblici funzionari. Con la corruzione si mira – come verificato in inchieste giudiziarie nel settore delle slot-machine – a far ottenere autorizzazioni anche a soggetti che altrimenti sarebbero ineleggibili, poiché risultano essere contigui o apparentati con elementi associati alla criminalità;
  • nella gestione di una rete di punti di contatto (per la raccolta delle scommesse, per le sale bingo, per i locali dedicati alle slot-machine), si compiono operazioni relativamente semplici di riciclaggio di denaro liquido ottenuto con il crimine: poiché il denaro contante gira in grandi quantità.

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