Simone Feder e la forza dirompente dei giovani – 1 parte

Simone Feder

Lo psicologo NoSlot per eccellenza, giurato di #iogiocodavvero, ci svela come si guarisce dal GAP, attraverso il lavoro con le persone e con i numeri, quando entrambi non mentono

Sono 102 i miliardi della Raccolta di gioco “legale” nel 2017. Numeri freschi e sempre più allarmanti. Numeri che raccontano, in questo caso, la realtà meglio delle parole. Numeri che nascono storie. Di disperazione, ma anche di rinascita. Storie di persone che Simone Feder conosce molto bene e che da anni aiuta a risollevarsi. Perché per ri-nascere ci vuole qualcuno che ci accompagni. Da soli non si può. Per questo motivo è nato #iogiocodavvero e per lo stesso motivo si è sviluppata la generosa collaborazione di persone e professionisti come Simone Feder, giurato del progetto.

Simone Feder è psicologo e da 34 anni lavora nelle strutture della cooperativa sociale Casa del Giovane di Pavia, uno dei territori più colpiti dalla piaga del gioco d’azzardo patologico, con una slot machine ogni 104 abitanti, tanto che nel 2013 il New York Times la definì: Las Vegas d’Italia. Presso la Casa del Giovane Feder è coordinatore dell’Area Giovani e Dipendenze, occupandosi di tutte le patologie da addiction, spesso collegate tra loro. È inoltre giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, coordinatore nazionale dell’Associazione Movimento NoSLot – AMNS e cofondatore del Centro Studi di ricerca per l’infanzia e l’adolescenza Semi di Melo. Su Vita.it cura il blog No Slot, mentre fra le sue pubblicazioni, imprescindibili per chi voglia capire davvero di cosa stiamo parlando e di cosa sia in gioco, No Slot, l’azzardo non è un gioco edito da Giunti, dove Feder racconta la storia di Adriano, una testimonianza molto forte che viene porta nelle scuole come strumento di prevenzione.

«Il sistema dell’azzardo è di fatto uno sfruttamento di persone in continua crescita. Nel 2016 ho incontrato 70.000 giovani. Per aiutarli bisogna partire da loro, accompagnarli a scoprire e mettere in atto un senso critico nei confronti della realtà e per questo è fondamentale “battere” i territori. Si parte da qui. Dal territorio assieme ai giovani. Se tu dai loro le risposte che cercano, loro si accendono e si mettono in gioco. In modo sano»

I giovani come chiave di volta dunque.

Sì. Sono loro la nostra fonte di salvezza. E più sono piccoli e più capiscono. Per questo facciamo prevenzione anche nelle scuole primarie. Sa quanti bambini ho visto tirare la giacchetta ai loro genitori? I ragazzi capiscono subito che l’azzardo non è un gioco. Lo sanno e, se adeguatamente accompagnati, lo dicono agli altri. Fanno sensibilizzazione meglio degli adulti e con un entusiasmo contagioso.

Come per il progetto Selfie di Semi di Melo in collaborazione con Fondazione Exodus e l’Università Bicocca?

Esatto. I ragazzi del Liceo Cairoli di Pavia hanno somministrato ai loro coetanei, andando di classe in classe e utilizzando lo smartphone, 1.580 questionari in 3 giorni e poi ci hanno aiutato ad analizzarli. Questa è la forza dirompente dei giovani! C’è stato anche chi, dopo questa esperienza, ha capito che da grande vuole lavorare nel campo della ricerca scientifica. Il progetto Selfie ha dunque anche valenza di alternanza scuola-lavoro. Un punto imprescindibile se si vuole davvero incidere nell’esperienza dei ragazzi. Per questo partiamo dalla scuola.

Lei lavora sia con le persone sia con i numeri…

L’indagine scientifica è fondamentale. Siamo stati chiamati a Cremona, Savona, Sassari… abbiamo lavorato a Mantova. Non voglio fare concorrenza all’Istat, ma desidero mostrare e poi sintetizzare la realtà andando a incontrarla sui territori.

Come quando venne chiamato da Giorgio Gori per un’indagine su Bergamo…

Emerse, ed è un fenomeno che rispecchia tutto il Paese, che molti più ragazzi di quanto si possa pensare hanno in famiglia un parente stretto che gioca d’azzardo in modo abituale, se non già patologico. Vuole un numero? Uno su quattro vive in un clima familiare condizionato dall’azzardo. Eppure i giovani che negli anni hanno risposto ai questionari e che oggi partecipano alle nostre indagini alla domanda: L’azzardo è un gioco? Rispondono: No. Da lì parte un percorso che prima ancora di essere meramente clinico e/o psicologico, è di ricerca esistenziale. Li accompagno a guardarsi dentro. E assicuro che questo approccio funziona, sia nella prevenzione sia per chi è malato di GAP.

Continua…

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