Simone Feder e la terapia dell’incontro – 2 parte

Simone Feder

Il coordinatore della Casa del Giovane di Pavia e co-fondatore del Centro Studi di ricerca per l’infanzia e l’adolescenza Semi di Melo ci spiega quando scatta la malattia per il gioco e ci racconta come si guarisce

Quando scatta la malattia (il GAP, Gioco d’Azzardo Patologico)? E davvero si può guarire? Risponde uno dei giurati del progetto #iogiocodavvero, Simone Feder, psicologo che lavora nelle strutture della cooperativa sociale Casa del Giovane di Pavia dove è coordinatore dell’Area Giovani e dipendenze, cofondatore del Centro Studi di ricerca per l’infanzia e l’adolescenza Semi di Melo, nonché giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano.

«Un giorno è venuta a trovarmi Letizia, 6 anni, con la sua sorellina Anna e sua mamma che ricopre un ruolo di responsabilità in una multinazionale. La famiglia di Letizia è benestante. Il papà è medico e il nonno, da poco in pensione, è un ex dirigente. È proprio a lui che la mamma di Letizia chiede di accompagnare la mattina a scuola le bambine, che gli sono molto affezionate. Per Letizia in particolare il nonno è una figura di riferimento. Dopo qualche settimana, però, la mamma si accorge che qualcosa non va. Letizia è spesso silenziosa, sembra sempre triste e pensierosa, lei che solitamente è estroversa… dopo diversi tentativi la bambina confessa: “Il nonno continua a grattare dei bigliettini colorati”. Il nonno ha sperperato il suo ingente patrimonio in Gratta&Vinci. E non certo per bisogno di denaro»

Ma come è cominciato?

Qui sta il punto cruciale. Quando scatta la malattia? Il nonno andava a caccia con alcuni amici e, di ritorno, si fermava al bar a bere un caffè. Uno di questi amici era solito acquistare un Gratta&Vinci e un giorno gli propose di provare anche lui. Quel giorno il nonno di Letizia vinse 10.000 euro. Settemila li usò per ristrutturare il garage, 3.000 li giocò. Non per il bisogno di denaro, ma per il ricordo del piacere che la vincita in sé gli aveva regalato. Stessa cosa per Luca, 27 anni. È in tabaccheria per acquistare dei francobolli. Un signore accanto a lui vince al Gratta&Vinci e la sensazione che Luca prova di rimando è così forte che inizia a sfidare la sorte pure lui. Oggi è in cura da me, accompagnato dalla moglie Alessandra e dalla figlia.

Si inizia banalmente con un Gratta&Vinci che sembrerebbe il gioco più innocuo…

Ma non lo è. Oggi gli spazi aggregativi e relazionali come i bar sono intossicati di offerta di azzardo. Stiamo studiando anche se nel giocatore patologico è alterata la percezione del rischio, ma sembrerebbe di no. Quindi è l’oggetto, ossia l’offerta di azzardo, che genera l’addiction, portando a una perdita di cognizione del sé, a una totale alienazione. Il tutto aggravato dalla diffusione pervasiva dei giochi online di cui i giovani sono la prima e la più facile presa. Sto inoltre studiando la percezione del rischio sempre nei giocatori patologici, per capire quando nel nostro cervello si accende la molla, ma ci sono molte concause.

Come difendersi?

Anzitutto con la prevenzione. Ecco perché bisogna partire dalle scuole facendo informazione e sensibilizzazione. I giovani hanno risorse che sorprendono. Come Fabio, 15 anni. Si presenta un giorno alla Casa del Giovane con il padre. Io mi rivolgo all’adulto chiedendogli che cosa ha combinato il ragazzo, ma interviene Fabio: “Sono io che ho portato papà”. Era stato inghiottito dal mostro chiamato azzardo. Il giorno dopo Fabio torna con un amico, Michele: la mamma è andata via di casa perché il padre ha perso tutto al gioco. Michele vuole sapere come gestire il conto corrente del genitore.

Si può guarire? Come?

Sì, incontrando le persone che ti possono aiutare, attraverso un accompagnamento anzitutto umano, quindi clinico. La terapia sta nel portare la persona, che ha perso il contatto con la realtà e il senso critico, a guardare la vita in un modo diverso. Così pian piano si ritrova la struttura della personalità.

Non si chiede mai se la lotta all’azzardo sia una battaglia contro i mulini a vento?

Più che altro me lo chiedono gli altri e la risposta può essere una sola: Cominciamo io e te, perché la società siamo noi.

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