Social slot machine

il lato oscuro di facebook

Con Il lato oscuro di Facebook il giornalista Federico Mello ci svela come le strategie che stanno alla base della dipendenza da gioco d’azzardo siano le medesime di quelle che generano dipendenza da social e smartphone

«Il caso ci strega e ci ammalia, nei casinò, nelle sale da bingo, nei centri scommesse. Ma è evidente che c’è una forma di azzardo anche alla base della nostra dipendenza da social network e smartphone». Tesi azzardata? Niente affatto. Basta fare una lettura immersiva dell’interessante saggio Il lato oscuro di Facebook del giornalista Federico Mello esperto di media, Internet e social network, e autore della trasmissione Un giorno da pecora su Radio1 Rai, per rendersene conto. «Secondo la vulgata comune, i big della Silicon Valley si servono della raccolta dei dati per posizionare la pubblicità in modo più efficace. Certamente questo è un obiettivo rilevante. Ma cosa succederebbe se scoprissimo che i dati non servono solo a questo, a vendere pubblicità, ma anche ad aumentare al massimo grado il nostro attaccamento ai loro prodotti, per alimentare artificialmente la nostra dipendenza? […] A questo scopo negli anni è andato ottimizzando man mano una serie di tecniche psicologiche e comportamentali derivate in gran parte dal mondo del gioco d’azzardo e da quello dei videogame additivi, tecniche in grado di poter garantire il massimo numero di gratifiche agli utenti, generare dipendenza e alimentare quella dipendenza: il suo modello di business sembra essere diventato il sabotaggio del nostro cervello».

Una tesi ben argomentata quella di Federico Mello. Condivisibile. Non nel modo istantaneo e superficiale a cui ci hanno abituati i social, bensì nella consapevolezza della sua verità. Soprattutto se letta attraverso il filtro delle analogie tra dipendenza da social e da azzardo, in quanto i meccanismi alla base sono drammaticamente simili: «Vale per tutti i giochi d’azzardo: quando c’è un controllo personale sul processo – “giro io la carta”, “alzo io il mazzo” –, il circuito del piacere è maggiormente stimolato. La stessa cosa succede con i nostri telefoni che ci possono regalare del piacere solo guardandone la schermata, e così con applicazioni che ci promettono ricompense solo con una lieve pressione del pollice. Tutti noi, insomma, ci portiamo dietro, sempre e ovunque, delle “social slot machine” con le quali scommettere in ogni momento per vincere (potenzialmente) delle forme di piacere».
Giocando sulla nostra dipendenza, dunque, il social network più famoso del mondo fa tanti più soldi quanto più ci tiene incollati allo schermo. Federico Mello ce lo spiega proprio nelle settimane dello scandalo di Cambridge Analytica e nel periodo in cui vengono resi pubblici i primi allarmanti dati, riferibili al 2017, sulla diffusione del gioco d’azzardo e del GAP in Italia. Sempre di fenomeni pervasivi si tratta. Ormai «molte delle grandi aziende dell’azzardo non operano più nel campo dell’intrattenimento, ma direttamente in quello della generazione e implementazione di dipendenza. Gli studi più aggiornati sulle scrivanie degli amministratori delle multinazionali del gioco non spiegano come offrire giochi divertenti, ma illustrano invece quali sono i trucchi per aumentare al massimo la “produttività del giocatore”, ovvero come si può fare in modo che giochi il più possibile, come risucchiare tutto il suo lifetime value, ovvero l’ammontare totale del denaro che potrà perdere durante la vita». In particolare Facebook «da piattaforma per far comunicare le persone, si è man mano trasformato in una sorta di enorme slot machine sociale, che distribuisce premi e gratifiche non per farci vincere, ma per aumentare la nostra dipendenza, il nostro “time on machine”, il nostro tempo alla macchina, esattamente come fanno le slot machine di nuova generazione nei casinò all’avanguardia».

Ecco sviscerati i punti della strategia di marketing pervasivo che sta alla base dell’addiction da social/smartphone e da gioco d’azzardo:

  • Social, facebook in particolare, e possibilità di gioco d’azzardo sono ovunque e in entrambi i casi si tratta di un prodotto conosciuto da tutti.
  • Massima è la capacità di influenzare i comportamenti degli utenti tramite le apposite architetture tecnologiche.
  • È facile perdere il senso del tempo.
  • La comodità è una caratteristica chiave.
  • Il numero rosso delle notifiche di Facebook è paragonabile al contatore delle vincite della slot machine.
  • Come per le “false vincite”, Facebook utilizza le “false notifiche”, ossia avvisi non legati ad alcuna vera interazione.
  • A Las Vegas hanno scoperto che passare dal 3% al 45% di vincite nelle slot machine aumentava del 30% l’attaccamento alle macchinette; una percentuale simile si può riscontrare su Facebook.

Infine: gli utenti di Facebook «non vogliono perdere tempo, neanche un secondo, a modificare i loro movimenti automatici, vogliono solo continuare a cliccare, scrollare e cliccare ancora. Persi nel loop». Esattamente come i game addicted che vogliono rimanere il più a lungo possibile nella loro “zona”.

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