Importanti studi contro il gioco d’azzardo patologico

gioco d'azzardo patologico

«Oggi abbiamo materiale per fare analisi importanti sul gioco d’azzardo patologico» ha dichiarato Roberta Pacifici, Dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità.

Non ci sono più scuse contro l’azzardo patologico. Lo ha dichiarato Roberta Pacifici, Dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità. L’occasione è stata la tavola rotonda “Gioco con vincita in denaro, pubblicità e comunicazione”, svoltasi all’inizio di marzo a Roma.

«Oggi abbiamo abbastanza materiale per iniziare a fare delle analisi importanti sul gioco d’azzardo patologico. Studi in particolare che ci vengono dall’Australia e non solo. Una cosa che emerge in maniera chiara e che quindi ha un peso scientifico rilevante è che tutti concordano su alcuni punti.»

Ecco i punti:

  • «Il messaggio pubblicitario è ubiquitario, quindi ha una penetrabilità inarrestabile, e sulla popolazione giovane e giovanissima è molto importante quello che arriva con le pop-up. Quali sono i messaggi che la popolazione percepisce e riferisce? Uno di questi è che giocare è un modo facile per vincere, semplice per diventare ricchi e che vincere, sostanzialmente, risulta semplice. Questi sono i messaggi principali che restano nell’immaginario del consumatore».
  • «Mentre il valore del messaggio nell’indurre un nuovo consumatore è veramente limitato, molto forte è la fidelizzazione del giocatore: il messaggio pubblicitario ha un forte impatto nell’aiutare il giocatore ad aumentare il suo legame con il gioco, invece di diminuirlo. Gli studi specifici, sviluppati in alcune popolazioni di piccola dimensione, dimostrano come il messaggio pubblicitario peggiora la condizione diaddiction, e in alcuni casi addirittura porta recidive nei periodi di astinenza. Questi studi fatti non riguardano la popolazione italiana e quello che noi dobbiamo fare è appunto capire se l’Italia si attesta su questi dati. Tutto lascia pensare che sia così, vista la globalizzazione della tipologia di messaggi».

Roberta Pacifici continua con alcuni dati interessanti: «In un nostro studio, su 3.000 adulti, che riguardava la percezione e le opinioni che gli italiani hanno rispetto ai vari stili di vita e le dipendenze, alla domanda ‘quali provvedimenti ritieni più indicati a limitare i problemi del gioco d’azzardo?’ una delle risposte più frequenti è stata: il divieto della pubblicità del gioco d’azzardo… I dati che abbiamo oggi sul gioco d’azzardo sono purtroppo ancora studi parziali. Questi ci dicono che il 43% della popolazione generale si è cimentata in almeno un gioco nell’ultimo anno, di questa popolazione l’80% gioca senza rischio, il 15% è a rischio moderato, il 5% a rischio medio e l’1,6% a rischio alto. Questi ultimi – dal 5% all’1,6% – sono quelli più sensibili alla pubblicità».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.