It’s a bluff. L’azzardo secondo Pietro Barone

Uno dei tre finalisti di Ludocrazy racconta la sua opera. Una denuncia diretta e incisiva sul gioco che verrà esposta a Milano, Cagliari e Torino in occasione della kermesse di Paratissima. Perché «Ludocrazy contribuisce a sensibilizzare ed educare non solo il pubblico che guarderà le opere, ma soprattutto chi le opere le ha realizzate».

«La mia opera racconta di un “bluff legalizzato”, che sta ingannando un numero sempre maggiore di persone, dietro la falsa prospettiva di un guadagno facile che non avverrà mai, quantomeno per il giocatore». L’opera IT’S A BLUFF del giovane artista Pietro Barone è tra i 3 finalisti di Ludocrazy – Non impazzire per il gioco e sarà esposta in occasione della kermesse di Paratissima a Milano, dal 6 al 10 giugno, a Cagliari, dal 2 al 5 agosto, e a Torino il prossimo novembre.

IT’S A BLUFF è «un’illustrazione diretta e incisiva che vuole arrivare facilmente a tutti, senza perdersi dietro a rappresentazioni troppo concettuali e astratte», ci racconta Pietro Barone. L’artista è molto sensibile alla tematica in quanto: «Anche se purtroppo se ne parla davvero poco, basta avere un minimo di spirito d’osservazione per capire che quella del gioco d’azzardo è una problematica seria e diffusa. Basta camminare per la città: ci si rende conto che le sale slot si stanno moltiplicando, che i centri scommessa aprono ad ogni angolo, che anche tanti bar e tabacchi hanno le loro “macchinette mangiasoldi”. E se questi posti si moltiplicano, ovviamente, vuol dire che c’è un grosso giro d’affari e di ricavi. E ciò che alimenta questi affari sono i soldi persi da giocatori che non vinceranno mai».

Affrontare un tema sensibile come l’azzardo non è semplice. Cosa prova un artista a stare faccia a faccia con il gioco malato?
Nell’affrontare tematiche sociali è importante, almeno per me, fare il massimo per immedesimarmi in quello che poi andrò a rappresentare, perché l’opera si dovrà sviluppare soprattutto attraverso il fattore emotivo. In questo caso ho cercato di immedesimarmi, attraverso letture ed esperienze indirette, con la realtà di un giocatore azzardopatico: cosa pensa, la negazione del suo problema, le bugie raccontate per nascondere alla famiglia di aver passato tutto il giorno in una sala slot, rubare soldi per poter continuare a giocare o pagare i debiti e via dicendo. Allora a poco a poco, toccato nell’emotività, percepisci più profondamente quanto sia infida questa dipendenza che, senza accorgertene, ti mangia l’anima e la dignità».

Che cosa in particolare ha “ispirato” la realizzazione di IT’S A BLUFF?
Quello che più mi ha ispirato è stato conoscere realmente le problematiche di chi è finito nella dipendenza del gioco d’azzardo. Questo progetto non nasce dal sentito dire o semplicemente dalle informazioni attinte dai mezzi di comunicazione, ma da situazioni non distanti da me. Mi è capitato, infatti, di conoscere persone affette da GAP e so come siano disposte a mettere da parte qualsiasi dignità pur di poter continuare a giocare. In tutto ciò, forse, la cosa peggiore non è la perdita economica, ma l’annullamento delle relazioni poiché, come ogni dipendenza, anche quella del gioco, ti allontana dalla dimensione reale.

Credi che la produzione artistica oggi possa fare del bene alla società?
Pur senza la presunzione di poter cambiare il mondo, l’arte può contribuire a spargere quanti più semi possibile, con la speranza che un giorno anche uno solo possa dare i suoi frutti. L’arte ha il dovere di mantenere alta l’attenzione verso le tematiche sociali, tramite opere che possano sensibilizzare e portare le persone alla riflessione: una mente pensante e sensibilizzata sicuramente avrà più strumenti per evitare forme di ignoranza e dipendenza.

Che cosa trovi interessante in un progetto come Ludocrazy?
Trovo interessante che finalmente qualcuno ne parli non negando il problema, e che tanti ragazzi, partecipando a questo concorso, si siano confrontati con una realtà molto più complessa di quello che immaginavano. Ludocrazy contribuisce a sensibilizzare ed educare non solo il pubblico che guarderà le opere, ma soprattutto chi le opere le ha realizzate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.