L’azzardo patologico. Punto critico della proposta di legge.

azzardo patologico

Nodo centrale e irrisolto della Proposta, in standby, sul gioco della Consulta Stato-Regioni è l’azzardo patologico, ossia la ludopatia. Ecco come lo si vuole affrontare da un punto di vista normativo

La Proposta della Consulta Stato-Regioni (di cui abbiamo accennato qui) prevede, fra i provvedimenti contestati dalle associazioni noslots, dalle Regioni e dagli Enti locali, di «innalzare il livello qualitativo dei punti gioco». Ad esempio con una formazione specifica degli addetti per contrastare l’azzardo patologico (ludopatia) e addirittura «l’obbligo di segnalazione di soggetti patologici ai servizi sociali del Comune e il divieto di accesso per persone soggette alla dipendenza e inserite in programma di recupero». In che modo?

  • con una formazione specifica per gli addetti con approccio di contrasto alla ludopatia;
  • con l’obbligo di segnalazione di soggetti patologici ai servizi sociali del comune;
  • con divieto di accesso per persone soggette alla ludopatia ed inserite in programma di recupero dalla ludopatia stessa.

Questa soluzione è pensata per prevenire il dilagare della ludopatia. Tale patologia consiste nell’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o di fare scommesse. Nonostante l’individuo che ne è affetto, sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze e rischi.

Bene! Direte voi.

Peccato che il numero dei malati di Gap (Gioco d’azzardo patologico cui è dedicato l’autorevole sito: www.giocaresponsabile.it) è stimato in 900.000 dal Dipartimento nazionale antidroga, della Cnr di Pisa e da Ipsos, e in nessun caso certificato per il Sistema Gioco Italia (Confindustria).

Tuttavia il Governo non ha mai avviato un studio specifico. E molte sono le Asl che nemmeno comunicano al Ministero il numero dei malati in cura.

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