Lo psicoterapeuta Alberto Pellai racconta l’età dello tsunami dei giovani

Il ricercatore dell’Università degli Studi di Pavia invita a non lasciare “orfani” i nostri figli o i nostri allievi nella terra di nessuno dell’online, dove in rischio di cadere nella trappola dell’azzardo è sempre più dilagante

Una mattina chiama un genitore disperato, perché ha scoperto che la sua carta di credito è stata bloccata, in quanto è stato superato il limite di spesa… dalla figlia di 13 anni che ha giocato su un sito di “gioco legale” online. La ragazzina si era registrata con facilità come fosse un adulto, attirata dalla pubblicità. Una ragazzina senza problemi e senza bisogni particolari. Una famiglia “normale”.

A ricevere la telefonata e a intervenire è Alberto Pellai medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano. Nel 2004 il Ministero della Salute gli ha conferito la medaglia d’argento al merito della Sanità pubblica. È autore di numerosi libri rivolti a genitori, insegnanti, tra i quali L’età dello tsunami.

Cosa ha spinto questa ragazzina a spendere tutti i soldi della carta di credito della madre?
Mi ha detto che dopo aver visto la pubblicità del sito da cui si è fatta irretire ha pensato che sarebbe potuta diventare ricca in fretta. Si tratta di un pensiero che non va oltre, in questa età, alla parte emozionale ed eccitante del cervello. Il sito di gioco d’azzardo è stato dunque percepito come un bancomat gratuito e la scommessa come un’esperienza divertente.

Ma quando la ragazzina si è accorta di stare perdendo come ha reagito?
A quel punto è subentrata l’ansia e al contempo l’idea illusoria di continuare a giocare per recuperare. Questo è il tipico modello di comportamento del ludopatico. Ma per fortuna questa ragazzina la abbiamo “presa” in tempo. Prima però ha perso 3.000 euro in 2 giorni! Per fortuna il limite lo ha messo la carta di credito e poi la famiglia è intervenuto repentinamente.

In casi come questi, che facilmente dalla pratica del gioco abituale sfociano in patologia, esiste una motivazione principale al comportamento deviante?
La frase che mi sento ripetere più spesso è: Ma io non ci avevo pensato! Si capisce dunque perché risulti urgente una supervisione educativa alla sprovvedutezza preadolescenziale e adolescenziale, in modo particolare. Ragazzi sono lasciati da soli nel mondo online che a tutti gli effetti è una terra di nessuno. Inoltre molti siti, destinati al target giovanile, sono affollati di spot al limite della legalità. Questa pervasività e persistenza di messaggi devianti crea un pericoloso cortocircuito. Dunque la vita online dei nostri figli va monitorata, mentre oggi sempre più giovani e giovanissimi sono “orfani”.

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